Manoscritto conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli – BNN Ms XIII D79
Il volume del 1744, apparso postumo e ancora oggetto di dibattito sulla verosimiglianza della possibilità che l’autore abbia potuto continuare a lavorarci in tipografia prima del sopraggiungere della morte, è frutto di quel ponderoso lavorio al quale Vico attende subito dopo la pubblicazione dell’edizione del 1730 e che, variamente sparso in numerosissimi esemplari postillati della Scienza nuova 1730, fu redatto in maniera autografa nel codice XIII D 79 conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, e dove viene bene in evidenza la fatica di meditare e scrivere insieme, e di farlo dinamicamente all’ombra di eventi storici ma anche di eventi interni alla mente dell’autore. Pare evidente che Vico, quando lavorava alla stesura finale della sua opera, avesse accanto a sé il libro del 1730, oltre i manoscritti e le aggiunte, e che abbia fatto un lavoro misto, in parte di trascrizione e in parte di modifica e rifacimento. Avendo davanti la stesura del 1730 è possibile anche supporre quel che è scritto sotto le cancellature visibili in molti punti.